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Studio di psicologia e psicoterapia

Ansia

Ansia

I disturbi d’ansia sono probabilmente, nelle loro diverse forme, la problematica con la maggiore diffusione tra la popolazione, soprattutto del mondo occidentale.

Per cominciare però vi proporrei una breve descrizione che si può trovare nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM V):

I disturbi d’ansia comprendono quei disturbi che condividono caratteristiche di paura e ansia eccessive e i disturbi comportamentali correlati. La paura è la risposta a una minaccia imminente, reale o percepita, mentre l’ansia è l’anticipazione di una minaccia futura.[…] l’ansia è più frequentemente associata alla tensione muscolare e alla vigilanza in preparazione al pericolo futuro e a comportamenti pervasivi di evitamento. Gli attacchi di panico giocano un ruolo importante all’interno dei disturbi d’ansia come un particolare tipo di risposta.[…]Dal momento che gli individui con disturbi d’ansia sopravvalutano tipicamente il pericolo nelle situazioni che temono o evitano, la valutazione primaria per stabilire se la paura o l’ansia siano eccessive o sproporzionate è fatta dal clinico, tenendo conto dei fattori culturali contestuali.

Questo breve stralcio estratto dal manuale ci fa capire alcuni punti fondamentali: l’ansia è simile alla paura come attivazione fisiologica (tensione muscolare, sudorazione, tachicardia) e nei comportamenti di fuga (o freezing). Ciò che le distingue è però l’oggetto; nella paura il pericolo è reale, contestuale all’attivazione del corpo, mentre nell’ansia il pericolo è “nella nostra testa”; è distante o comunque futuro e non sempre il nesso tra evento “ansiogeno” e conseguenze è chiaro, infatti si parla di ansia eccessiva o sproporzionata. Infatti “non tutta l’ansia vien per nuocere”, a volte, infatti, è uno stimolo che ci permette di essere più attenti, concentrati ed efficaci.

Quando questa sensazione però ci sembra fuoriluogo o eccessiva e ci porta ad evitare contesti o situazioni particolari, ci troviamo di fronte ad un possibile problema, che insieme ad un clinico specializzato però può trovare soluzione (o quantomeno un maggiore benessere).

Da un punto di vista fenomenologico l’ansia fa emergere come alcune persone si focalizzino primariamente sulle sensazioni viscerali, sulle sensazioni “di pancia”, escludendo in qualche modo l’altro. Le situazioni, i contesti o i rapporti vengono vissuti sulla base di questa iperattivazione corporea, che fa passare in secondo piano la reale “pericolosità” di questa o quella situazione. Altra caratteristica fenomenologica è la percezione del tempo come estremamente breve e tiranno; per evitare l’ansia ci sarà la propensione ad evitare i compiti, le situazioni che ci mettono in scacco, fino ad un momento in cui dovremo fare i conti con la realtà: “non c’è più tempo, non ce n’è più abbastanza!” ed ogni secondo sembrerà toglierci spazio di azione. La costante perdita di possibilità dovuta al passare del tempo, che difficilmente riusciamo a gestire, creerà ulteriore ansia e arriveremo ad un punto in cui proveremo sensazioni di impotenza, di perdita di possibilità di scelta fino alle accuse verso noi stessi di “incapacità” e “inferiorità”

Tramite l’approccio cognitivo neuropsicologico si porterà la persona a valutare in maniera più consona le proprie sensazioni corporee, lasciando spazio a nuove possibilità d’azione ed all’AZIONE!