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Studio di psicologia e psicoterapia

Disturbi del Comportamento Alimentare

Donna allo specchio

I disturbi del comportamento alimentare includono una serie di problematiche (Pica, disturbo da ruminazione, disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, binge-eating) ma i più comuni sono anoressia e bulimia (nervosa, se servisse specificarlo).

L’anoressia ha, nel DSM V (Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali), le seguenti caratteristiche tipiche:

[…]persistente restrizione nell’assunzione di calorie; intensa paura di aumentare di peso o di diventare grassi, oppure un comportamento persistente che interferisce con l’aumento di peso; presenza di una significativa alterazione della percezione di sè relativa al peso e alla forma del corpo. L’individuo mantiene un peso corporeo al di sotto di quello minimo normale per età, sesso, traiettoria di sviluppo e salute fisica (criterio A). […]Gli individui con questo disturbo mostrano tipicamente un’intensa paura di diventare grassi (criterio B). […] La percezione ed il significato attribuiti al peso e alla forma del corpo sono distorti […].

La bulimia invece è caratterizzata, sempre secondo il DSM V, da:

Ricorrenti episodi di abbuffata (criterio A), ricorrenti e inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso (criterio B) e livelli di autostima indebitamente influenzati dalla forma e dal peso del corpo (criterio D). Per giustificare la diagnosi, gli episodi di abbuffata e le condotte compensatorie inappropriate devono verificarsi minimo una volta alla settimana per almeno 3 mesi (criterio C).

Queste caratteristiche non ci aiutano però a capire la sofferenza della persona che ne soffre!

Spesso non tutte le persone che ne soffrono sembrano sovrastimare le proprie dimensioni corporee e spesso hanno un’autostima della propria attrattività e fisicità realistica.

Per rendere conto della sintomatologia della problematica e per capire perchè viene mantenuta questa patologia serve ricercare la problematica nel vissuto del paziente, nel proprio essere nel mondo. Questo tipo di patologie infatti nasce e si sviluppa in un ambiente relazionale-sociale, non è solamente l’adesione acritica a dei modelli o una mancanza di consapevolezza della problematica, ma assume tutto un senso diverso se si tiene conto di questa come un modo di mantenere un adeguato senso di stabilità personale e se si coglie l’esperienza corporea della persona. Può emergere come questo modo di fare esperienza permetta di sopportare una serie di “dolori” che tutti incontriamo, ma che affrontiamo in maniere molto diverse!